Diseguaglianze economiche in Italia e in Europa – L’indice di Gini

Come misuriamo le diseguaglianze?

L’indice di GINI, dal lavoro del sociologo italiano Corrado Gini, può essere utilizzato per misurare come la distribuzione di ricchezza / reddito si discosta da una ideale distribuzione di totale eguaglianza.

Gini Index

L’indice è calcolato come A / (A + B) e restituisce un valore compreso tra zero (uguaglianza totale) e uno (disuguaglianza totale). Viene anche presentato come una percentuale compresa tra 0 e 100. Può inoltre essere misurato sia prima che dopo le tasse e  i trasferimenti, mostrando in tal modo gli effetti delle politiche di tassazione / welfare sulla disuguaglianza.

L’indice di Gini: la diseguaglianza in Italia

Nella visualizzazione interattiva in fondo a questo post è riportato  l’indice di Gini 2008-2017 dal set di dati Eurostat (aggiornato a  gennaio 2019) sulla distribuzione del reddito nelle famiglie europee dopo le imposte e i trasferimenti (reddito disponibile equivalente).

Mostro di seguito le  serie temporali 2008-2017  dell’Italia e di alcuni paesi (Francia, Germania, Spagna, Svezia)  utilizzati come benchmark. Vale la pena notare che, mentre Germania e Francia sono riuscite a migliorare il loro Gini Ratio tra il 2007 e il 2018, l’Italia è invece peggiorata, così come la Spagna e la Svezia. Italia e Spagna (ma non la Svezia) hanno anche un indice peggiore della media UE.

Cosa è necessario per migliorare l’indice di  Gini in un paese? Fondamentalmente un sistema di tassazione / trasferimento equo, progressivo e ben funzionante, una evasione bassa, un’economia in crescita, posti di lavoro migliori e una migliore istruzione.

Non sono obiettivi banali, ma dovrebbero diventare parte di qualsiasi programma di governo finalizzato al contenimento delle diseguaglianze e al contemporaneo  miglioramento complessivo della situazione economica del paese.

Ho elencato in verde i programmi  che stanno migliorando l’indice, in rosso i programmi che lo stanno peggiorando. 

Vale anche la pena notare che il programma bandiera del  movimento  5 stelle, il  reddito di cittadinanza,  sembra muoversi nella giusta direzione (sostenere coloro che vivono sotto la soglia di povertà) ma con un’implementazione davvero mal fatta. In effetti, 1/3 dei trasferimenti complessivi in ​​Italia sono destinati a famiglie con redditi superiori alla media (vedi anche Dataroom di Milena Gabanelli), il che significa che 1/3 dei pagamenti di trasferimento fanno peggiorare l’indice di Gini, invece che migliorarlo. Qualsiasi programma di lotta alla povertà dovrebbe quindi prima recuperare questi fondi mal allocati e poi provvedere ai trasferimenti e alla redistribuzione.

Ho deciso comunque di elencare il reddito di cittadinanza in verde,, sperando in una messa a punto da parte del governo nei prossimi mesi. Speriamo per il meglio (ma prepariamoci al peggio). Il Dataviz è ottimizzato per la visualizzazione a schermo intero (clic sul pulsante in basso a destra).