Stall Points

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Sono poche le aziende che, a un certo punto della propria vita, non vedono la crescita bloccarsi con ricavi e cashflow che raggiungono un pericoloso plateau. Nello studio molto interessante e documentato con oltre 600 aziende di grande dimensione e raccontato in Stall Points  le aziende che arrivano a un punto di stallo sono l’87% del totale e la maggior parte di queste situazioni di stallo è direttamente causata dalle scelte strategiche dei leader.

Il costo dello stallo

L’impatto grave del plateau si evidenzia in due dimensioni:

  1. La “punizione” a breve del mercato in termini di capitalizzazione e turnover delle risorse chiave e in generale dei dipendenti
  2. Quanto gli effetti del punto 1 impediscono poi nel medio periodo il recupero della crescita

Nella realtà, nove su dieci tra le aziende esaminate hanno subito un decremento del 50% al proprio valore di mercato, mentre oltre la metà ha visto il proprio valore crollare del 75%.


Le aziende che riescono a riprendersi dallo stallo sono quelle che riescono a reagire rapidamente. Il 54% delle aziende che stallano entra invece negli anni successivi in una traiettoria di crescita negativa o comunque al di sotto del 2% reale anno su anno, con una probabilità del 67% di essere scalate, acquistate o finire in bancarotta. Il recuperò però è ancora possibile, e nel 7% dei casi le aziende si riprendono da questa traiettoria pericolosa e riescono a tornare ad una crescita reale significativa.

Le cause dello stallo

Delle 600  aziende esaminate ne sono state campionate 50  rappresentative di tutti i settori industriali. Su questa Gang of Fifty è stato esaminato tutto il materiale disponibile negli anni pre e post l’apogeo dei ricavi: bilanci, report degli analisti, informative di borsa oltre a interviste con la prima linea di Manager e Direttori.

Sono state identificate 42 cause dello stallo economico/finanziario . L’87% delle cause individuate sono controllabili, frutto di strategie esplicite e scelte organizzative. Quattro fattori, in particolare, sono alla base di oltre la metà dei casi. 

  1. Premium Position Captivity (23%). L’incapacità di reagire a competitor low-cost o a cambiamenti nelle prefernza dei clienti.
  2. Innovation Management Breakdown (13%). Incapacità di generare flussi di cassa positivi dall’innovazione.
  3. Abbandono prematuro del core business (10%).
  4. Mancanza di Talenti in posizioni strategiche (9%).

Nel libro le cause sono analizzate a fondo e ne consiglio la lettura. Val la pena però già da subito chiedersi come sia possibile che l’87% delle cause dello stallo nella crescita sia direttamente attribuibile a dirigenti competenti e preparati in aziende di successo.

La risposta dei ricercatori porta direttamente ai modelli mentali adottati dai dirigenti e condivisi con i loro team. L’umanità conosce e discute i modelli mentali perlomeno dai tempi del mito della caverna di Platone. I Modelli mentali sono le lenti attraverso cui guardiamo il mondo e facilitano l’analisi e il decision making in ambienti complessi e incerti favorendo l’interpretazione dei cambiamenti in atto. Il problema si pone quando le ipotesi e il contesto che hanno portato alla formazione di un modello mentale non sono più vere. In questi casi i modelli frenano l’innovazione, impediscono di capire il cambiamento e portano al groupthinking.

Evitare lo stallo

Lo iato tra i modelli mentali adottati nel C-level e la realtà è alla base delle scelte strategiche errate che portano allo stallo. E’ quindi necessario evitare l’incoerenza tra la realtà e i modelli che supportano le decisioni . Nel testo vengono suggerite attività per articolare e testare le assunzioni alla base della cultura e dei framework decisionali e per avvicinare le strutture di intelligence alle scelte strategiche, così come un sistema di metriche per valutare il futuro che arriva.